Vasco Rossi: “La beneficenza si fa stando zitti”

Vasco Rossi, il rocker italiano per eccellenza, si racconta a Vanity Fair, in edicola da domani, 25 aprile.Tanti i temi toccati dal Blasco, tra i quali la beneficenza e i social network. E lui, che non ha peli sulla lingua, non ha avuto timore ad esprimere il suo pensiero, anche su temi così delicati. “Non sono tipo da duetti e terzetti. Ho sempre avuto la sensazione che quelli che si mettono insieme è perché non sanno bene che cosa fare”, confessa il rocker, che invece le idee ce le ha sempre ben chiare e non ha mai dovuto unirsi a nessuno, nè per scrivere un nuovo album, nè per organizzare un evento mondiale come il Vasco Modena Park del luglio scorso.”Cantare una canzone metà io e metà te va bene per i bambini dell’asilo: ci mettiamo il grembiulino, ci teniamo per mano e cantiamo la canzoncina”, continua il Komandante, che non si lascia convincere a fare un duetto nemmeno per beneficenza. Perchè un atto di generosità non deve fare rumore, va fatto nel silenzio, “sennò non si capisce dove finisce il vantaggio per chi la fa e dove comincia la beneficenza”.È questo il motivo che ha spinto Vasco Rossi a dire sempre di no alle richieste di Luciano Pavarotti che lo voleva al suo fianco per un duetto. Per questo ha sempre detto di no anche a quanti gli hanno chiesto di partecipare alla nazionale cantanti.Non risparmia parole anche quando parla dei social, scagliandosi contro chi si nasconde dietro un nickname per esprimere opinioni in modo non del tutto cordiale. Non è questa la democrazia.In merito al suo nuovo tour, che si svolgerà a giugno negli stadi italiani, Vasco non stop, il rocker di Zocca fa qualche anticipazione, svelando la presenza di alcuni pezzi del passato. La scelta è dovuta al fatto che “Modena Park è stata un po’ una seduta psicanalitica”, perché durante l’evento mondiale Vasco aveva ripercorso tutta la sua carriera: partendo dalle canzoni degli anni ottanta come Per colpa d’Alfredo, era arrivato fino all’ultimo successo di Un mondo migliore.Così si è reso conto che, in realtà, le canzoni più vecchie sono ancora molto attuali: Cosa succede in città “è una canzone che ho scritto nel 1985, ma che è ancora molto attuale. Pensiamo alla situazione che stiamo vivendo proprio adesso: la confusione, per esempio, ce n’è davvero un bel pò in giro e anche di cose che non vanno”.E magari, anche grazie alle sue canzoni e a quelle dei suoi colleghi con cui non vuole duettare, questa confusione può trasformarsi in un’altra Alba chiara, preludio del Mondo migliore che canta Vasco.