Una villetta costruita a pochi metri dall’argine del fiume, forse sul greto stesso del Milicia. Di sicuro a meno dei 150 metri minimi richiesti dalle normative, quindi in zona di inedificabilità assoluta. Troppo vicino a quel corso d’acqua che ieri notte ha spazzato via la vita di nove persone, tra cui tre bambini, sterminando la famiglia Giordano che in quell’abitazione presa in affitto passava le vacanze. La conferma è arrivata nel pomeriggio dal sindaco di Casteldaccia, a pochi chilometri da Palermo. “La casa travolta dal fiume era abusiva e dal 2008 pendeva un ordine di demolizione del Comune”, ha detto il primo cittadino, Giovanni Di Giacinto. Come è possibile che in dieci anni fosse ancora in piedi? Probabilmente la causa va cercata nella burocrazia e nella lentezza della giustizia. Allora, infatti, i proprietari della villetta avevano impugnato l’ordinanza di abbattimento e avevano fatto ricorso al Tar. “Finora il tribunale non si era espresso”, rivela ora il sindaco. “Per questo la demolizione non è stata possibile”.La documentazione relativa alla demolizione è stata consegnata dal sindaco agli inquirenti. Sarà la procura a far maggiore chiarezza. Anche se resta da capire come una villa che non doveva esistere possa essere stata pure data in affitto senza che nessuno dicesse nulla. O che quantomeno avisasse del pericolo chi tra quelle mura voleva solo passare qualche giorno spensierato, tra risate, cioccolatini e giocattoli.