Dopo l”indagine per il caso Diciotti e la sentenza del tribunale del Riesame di Genova sui fondi della Lega, ora Salvini rischia di dover affrontare una terza battaglia contro pm e magistratura. E a “dare il via libera” all”indagine contro di lui dovrebbe essere il collega di governo, Alfonso Bonafede.Due giorni fa non sono passate inosservate le dichiarazioni con cui il Guardiasigilli grillino ha stigmatizzato l”affondo del ministro dell”Interno contro le toghe che vogliono metterlo alla sbarra. E ora, secondo il Fatto Quotidiano, per non sembrare di essere avvezzo a favoritismi, il ministro della Giustizia potrebbe dare l”autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il processo per vilipendio all”ordine giudiziario.I fatti risalgono al 2016. In quel giorno un giudice di Genova aveva rinviato a giudizio alcuni consiglieri ed ex consiglieri regionali, tra cui il sottosegretario Edoardo Rixi. L”attuale ministro dell”Interno commentò così la notizia: “”Se so che qualcuno nella Lega sbaglia sono il primo a prenderlo a calci nel culo e a sbatterlo fuori. Ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana”. E ancora: “Ci sono tanti giudici che fanno benissimo il loro lavoro – precisò – Penso a chi è in prima linea contro mafia, camorra e ‘ndrangheta. Purtroppo è anche vero che ci sono giudici che lavorano molto di meno, che fanno politica, che indagano a senso unico e che rilasciano in 24 ore pericolosi delinquenti. Finché la magistratura italiana non farà pulizia e chiarezza al suo interno, l’Italia non sarà mai un paese normale”.Quell”appellativo riferito alle toghe, “schifezza”, non piacque alla procura di Torino che decise così di aprire un fascicolo per vilipendio alla magistratura. Questo tipo di reato è punito con una multa da mille a cinquemila euro, ma per procedere i magistrati torinesi avevano (e hanno) bisogno dell”autorizzazione del ministero della Giustizia. Il procuratore Armando Spataro la chiese a Andrea Orlando, allora Guardiasigilli, ma non ottenne risposta. E a luglio, appena insediato il governo leghista-grillino, reiterò la domanda al nuovo ministro. Gli uffici di Bonafede hanno preso in mano la questione, così come quella relativa al papà di Di Battista, e secondo il Fatto, il ministero sarebbe pronto “ad autorizzare il procedimento nei confronti di Salvini”.