Da Michael Cohen a Paul Manafort. Due colpi per Donald Trump nell’ambito delle inchieste che ruotano attorno alla sua persona.L’ex legale di Donald Trump, avrebbe raggiunto un accordo con i procuratori federali di New York. L”avvocato avrebbe deciso così di collaborare con l”inchiesta. Di fronte ai giudici a Manhattan, Choen dovrebbe dichiararsi formalmente colpevole delle accuse di frode fiscale, bancaria e violazioni delle regole dei finanziamenti elettorali che gli vengono contestate. L’avvocato avrebbe scelto il patteggiamento per “risparmiare milioni di dollari” di spese legali, “proteggere la sua famiglia e migliorare la sua posizione processuale”.Secondo la Cnn, l’accordo prevede sia una pena detentiva che una consistente multa. Non è ancora chiaro quali siano i termini precisi dell”accordo, visto che Choen aveva chiesto 3 anni di galera mentre il procuratore voleva oltre 4 anni.L’inchiesta non rientra nel fascicolo del Russiagate, ma è stato lo stesso procuratore speciale Robert Mueller a indicare ai colleghi di New York sul caso Cohen. L”avvocato è sempre stato un fedelissimo di Trump, ma poi negli ultimi tempi il Presidente ne ha preso le distanze quando la sua posizione sembrava ormai compromessa.Michael Cohen, inoltre, ha ammesso in tribunale di aver pagato la pornostar Stormy Daniels su richiesta del suo cliente. Lo riporta la Cnn precisando che l’ex avvocato si è dichiarato colpevole di aver violato le leggi sul finanziamento delle campagne elettorali in relazione al pagamento all’attrice a luci rosse “in coordinamento e su indicazione” di Trump. Cohen ha versato 130.000 dollari a Stormy Daniels poco prima delle elezioni presidenziali del 2016 in cambio del suo silenzio sulla presunta relazione con Trump.E nella giornata (nera) per Trump si aggiunge anche il fatto che l’ex capo della campagna elettorale di Donald Trump, Paul Manafort, è stato riconosciuto colpevole di 8 capi d’accusa che pendevano sul suo capo. Ma altri 10 capi d”accusa sono decaduti, perché la giuria non ha raggiunto accordo unanime. Il verdetto è arrivato dopo oltre due settimane di processo durante il quale sono stati ascoltati 27 testimoni e presentati 388 documenti per dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, come l’ex manager della campagna di Trump, abbia orchestrato trame per non pagare le tasse su introiti legati a consulenze per il governo ucraino e per frodare le banche in modo da ottenere finanziamenti. La condanna rappresenta una schiacciante vittoria per lo speciale procuratore Robert Mueller che indaga sul Russiagate, ovvero sulle presunte collusioni tra la campagna elettorale di Trump e il Cremlino e che nell’ambito della sua indagine ha scoperto i crimini di Manafort.