I socialdemocratici ai minimi storici restano il primo partito, l’estrema destra avanza ma non sfonda, crescono i piccoli partiti: è questo il quadro che emerge dalle elezioni in Svezia. Il partito del premier Stefan Lofven avrebbero ottenuto il peggiore dato dal 1908, ma in grado comunque di garantirgli la permanenza alla guida del governo. Non c’è però stato l’exploit della destra sovranista, euroscettica e anti immigrati: gli “Svedesi democratici” non sfondano e restano al di sotto del 20% mentre guadagnano consensi gli ex comunisti di Sinistra che arriverebbero al 9,8%, raddoppiando quasi i propri voti.Il 38% degli svedesi ha deciso solo all’ultimo per chi votare. Addirittura il 41% ha detto di aver cambiato partito dalle ultime elezioni nel 2014. In molti hanno così deciso di voltare le spalle ai socialdemocratici perché, malgrado una crescita economica stabile e un tasso di disoccupazione sotto il 6%, l’emergenza immigrazione, l’alto tasso di criminalità e e il crescere dell’insicurezza ha pesato e non poco. Da settimane gli occhi dei media internazionali erano, infatti, puntati sulle elezioni legislative svedesi. A interessare analisti e opinionisti è il risultato del partito di estrema destra “Svedesi democratici”, cartina da tornasole del malessere di una Unione europea fiaccata dalle divisioni interne e dall’incapacità di gestire l’emergenza sbarchi nel Mar Mediterraneo. Prendendo tra il 16,3% e il 19,2%, il partito anti immigrazione di Jimmie Akesson ha incassato un risultato rilevante ma di gran lunga sotto i pronostici che lo davano intorno al 25%. Resta, comunque, un significativo balzo in avanti se si considera che alle precedenti elezioni gli “Svedesi democratici” avevano ottenuto il 12,9% delle preferenze. A premiare Akesson è stata una campagna elettorale quasi interamente “giocata” sull’immigrazione dopo l’ondata dei 400mila rifugiati accolti dal 2012A vincere questa tornata elettorale sono, ancora una volta, i socialdemocratici che portano a casa tra il 25,4% e il 26,2% dei consensi. Con circa 5,5 punti percentuali in meno rispetto a quattro anni fa, segnano però il loro peggior risultato da un secolo. A livello di coalizione, i socialdemocratici e gli alleati, Verdi e Sinistra, sarebbero attorno al 39,4% contro il 39,4%, della coalizione di centrodestra guidata dai Moderati. Di certo queste elezioni lasciano in una grande incertezza il Paese scandinavo che proprio i socialdemocratici hanno forgiato in un simbolo di accoglienza e generoso welfare. A livello di coalizione, il partito di governo e i suoi due alleati, Verdi e Sinistra, sarebbero attorno al 39,4% contro il 39,4%, della coalizione di centro-destra guidata dai Moderati. Insomma, non c’è una maggioranza, e quindi o si arriva a un governissimo dei filo-europei o qualcuno dovrà dialogare con la destra radicale malgrado la conventio ad excludendum professata alla vigilia del voto.