Spread, l’allarme di Bankitalia: “Rischio default non più nullo”

“I differenziali di rendimento fra titoli pubblici di Paesi dell’area prima della crisi erano molto contenuti. Ora il maggior rendimento richiesto da chi acquista titoli di alcuni Stati non è che la copertura dal rischio di ‘fallimento’ di uno Stato o addirittura di rottura dell’euro. Un rischio molto piccolo, naturalmente, ma non più nullo o quasi nullo come in passato”.È l’allarme lanciato da Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass, che è intervenuto al congresso nazionale della Fisac Cgil. “Per oltre dieci anni l’euro dispiegò vantaggi economici per tutti, soprattutto grazie alla forte riduzione dell’inflazione e dei tassi d’interesse in tutta l’area”, ha spiegato Rossi, “L’integrazione dei sistemi produttivi nazionali ne trasse nuovo impulso” ma “la crisi cosiddetta dei debiti sovrani ha ora complicato le cose. Da otto anni a questa parte la precedente convinzione generale che i paesi aderenti fossero avviati verso un percorso virtuoso di riforme strutturali delle loro economie e che l’euro fosse un monolite eterno si è incrinata”. E poi, ricorda infine Rossi, “dotare i paesi aderenti all’area dell’euro di una moneta comune fu un gesto politicamente ed economicamente audace” e infatti, conclude, “molti economisti, soprattutto americani, rimasero dubbiosi che, in assenza di piena mobilità del lavoro in tutta l’area e di un bilancio pubblico comune, l’euro potesse sopravvivere”.