Sanremo, ecco le pagelle del Festival

ANNALISA – Il mondo prima di te – La migliore Annalisa di sempre almeno qui al Festival di Sanremo. Lei potente e sensuale, il brano convincente. La platea dell’Ariston applaude ed è difficile non essere d’accordo. Voto 9RON – Almeno pensami – Ron si avvicina all’inedito di Lucio Dalla con il rispetto che merita. Il verso “Fossi morto, tornerei” mette i brividi e la canzone nel suo complesso è da standing ovation anche per l’interpretazione. 8THE KOLORS – Frida (Mai, mai, mai) – Un brano candidato a tormentone. Anche in italiano i The Kolors non perdono la capacità di imprimersi nella memoria con ritornelli vincenti. E in più sanno pure suonare e cantare bene. Promossi. 8MAX GAZZE’ – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno – Il suo bello è saper stupire. Questo non è un brano stile “Sotto casa” oppure “Il solito sesso” ma una storia metricamente perfetta che avrebbe potuto essere raccontata da un trovatore provenzale. Pezzo fuori classifica. 8VANONI BUNGARO PACIFICO – Imparare ad amarsi – C’è lei e poi gli altri. A quasi 84 anni Ornella Vanoni conquista l’Ariston con un brano che parla di un amore consapevole e maturo. Autentica canzone d’autore. 9ERMAL META FABRIZIO MORO – Non mi avete fatto niente – In coppia i due funzionano anche se il brano è forte nel testo e non immediato nell’ascolto. Però il significato è che “le vostre inutili guerre” a noi non cambiano lo spirito. Fosse solo per questo, meriterebbero la vittoria. 9MARIO BIONDI – Rivederti – Una voce poderosa come la sua non riesce a compensare la povertà di un brano destinato ad afflosciarsi. 3NOEMI – Non smettere mai di cercarmi – Noemi in nero è forse arrivata alla propria dimensione definitiva: una interprete con una voce credibile che parla di un rapporto contrastato ma che può rinascere. L’arrangiamento è così così, lei convincente. 7ROBY FACCHINETTI/ RICCARDO FOGLI – Il segreto del tempo – Esibizione di classe anche se il brano sconta lo scorrere del tempo e sia Facchinetti che Fogli all’Ariston non sono inattaccabili nella resa vocale. 6LO STATO SOCIALE – Una vita in vacanza – La vera sorpresa della prima serata. Ritmo da ballare, testo molto in stile Rino Gaetano. In più una “vecchia che balla”. Il ritornello prende vita in uno sketch con una ballerina molto agèe ma ugualmente agile. 8DECIBEL – Lettera dal Duca – Con le giacche verdi, i tre Decibel aprono una parentesi nel tempo di Sanremo. La ‘Lettera dal Duca’ è uno spaccato di pop punk anni ‘80 che convince. E Ruggeri è una garanzia. 7,5ELIO E LE STORIE TESE – Arrivedorci – Tutto perfetto, persino il loro travestimento da indiani (non da pellerossa, proprio da indiani dell’India). Ma il brano sembra uno scarto di produzione che si salva solo con il mestiere. Meglio non votarli. N.C.GIOVANNI CACCAMO – Eterno – Questa potrebbe essere un’altra sorpresa. Un brano classico interpretato con stile ed eleganza che lentamente potrebbe impossessarsi delle nostre orecchie. 8RED CANZIAN – Ognuno ha il suo racconto – Dopo i Pooh, c’è il rock’n’roll. Brano che anche in sala stampa convince e fa ballare. Niente edm, niente techno ma solo chitarre basso e batteria. E un Red Canzian stasera più convincente degli altri Pooh. 8LUCA BARBAROSSA – Passame er sale – Irriconoscibile. Canta in romanesco un testo che tradotto in italiano sarebbe di una banalità talvolta sconcertante. Si salva (si fa per dire) con il mestiere. 4DIODATO E ROY PACI – Adesso – La tromba di Roy introduce un brano destinato a rimanere. La versione con l’orchestra è nettamente più coinvolgente di quella registrata per il singolo. 7NINA ZILLI – Senza appartenere – Un testo importante che esalta la forza femminile. E una resa vocale che diventa convincente solo dopo il secondo bridge. Un brano più decisivo per il futuro di Nina ZIlli che per questo Festival. 6