Alla fine Matteo Renzi ha scelto il passo indietro: "Abbiamo riconosciuto che si tratta di una sconfitta netta che ci impone di aprire una pagina nuova all'interno del Pd", ha detto il segretario del Partito democratico.Tutta colpa – dice – di una campagna elettorale in cui "siamo stati fin troppo tecnici" e di "un vento estremista che nel 2014 siamo riusciti a incanalare, comprendiamo come il risultato sia davvero deludente". Quindi la decisione di dimettersi, "come previsto dallo Statuto". Ma solo dopo l'insediamento delle Camere e "la formazione del nuovo governo". In sostanza: sarà lui a guidare i dem nella fase di transizione e nelle consultazioni al Quirinale per la scelta del nuovo premier.Poi si aprira la fase congressuale: "Un congresso che a un certo punto permette alla leadership di fare ciò per cui è stato eletto. Non un reggente scelto da un caminetto, ma un segretario scelto dalle primarie", ripete più volte Renzi.Per il momento, però, il Partito democratico resterà all'opposizione: "Abbiamo detto in campagna elettorale no a un governo con gli estremisti. Non abbiamo cambiato idea nel giro di 48 ore", sottolinea, "Se noi siamo quelli con le mani sporche di sangue, fate il governo senza di noi. Il Pd, nato contro i caminetti e le forze antisistema, non diventerà la stampella per le forze antisistema, magari con decisioni prese a porte chiuse".