Strada chiusa, forno spento, cocci sparsi, ferite sanguinanti. Il Grande Patto tra centrodestra e Cinque stelle viene ufficialmente seppellito a mezzogiorno di una giornata piuttosto afosa, quando Elisabetta Casellati arriva sul Colle e certifica il flop. “Niente da fare, presidente”. Sergio Mattarella adesso si prenderà “due giorni di riflessione”, aspetterà anche il risultato dell’Ohio nostrano, le regionali del Molise, poi lunedì farà la sua seconda mossa. Quale? “Non ci sono automatismi”, dicono al Quirinale, però a questo punto tutti si aspettano un mandato esplorativo a Roberto Fico: il presidente della Camera, avversario interno di Di Maio e leader dell’ala de sinistra di M5s, avrebbe pure lui un incarico dal perimetro ben definito, una possibile alleanza di governo tra Cinque stelle e Pd. E una volta fallito anche questo secondo schema, non resterebbe che tentare con il governissimo.Scenari futuri e ancora lontani. Intanto c’è da certificare il naufragio della prima opzione, quella preferita dal presidente perché la più aderente al risultato delle elezioni del 4 marzo e perché sulla carta più facile, visto che centrodestra e M5s subito dopo il voto non avevano grossi problemi a mettersi d’accordo sulla divisione delle cariche istituzionali. Ma il governo è tutta un’altra cosa.C’è insomma da raccontare a Mattarella il senso, le impressioni, gli umori e i dettagli dei suoi due giorni di colloqui a Palazzo Giustiniani, incombenza che la Casellati, da esperto avvocato, svolge con precisione. Tre quarti d’ora più tardi, quando esce dallo studio presidenziale, legge un comunicato in cui si vede la mano di Mattarella. “Ho svolto il mio incarico cercando di favorire un confronto costruttivo per verificare la possibilità di una maggioranza parlamentare nel perimetro e nei limiti indicati dal presidente. Ringrazio tutti i leader per avere avviato una discussione che pur nella diversità delle opinioni ha consentito di evidenziare spunti di riflessione politica. Sono certa che il presidente Mattarella saprà individuare il percorso migliore da intraprendere”.E la frase chiave, “decisiva” della dichiarazione, fanno notare a Quirinale, è “la diversità di opinioni”. Una differenza che ha affossato l’ipotesi di lavoro che ha dato vita al mandato del presidente del Senato e che sbarra la strada pure a un incarico a Matteo Salvini, che l’altra sera si è quasi autocandidato. Una richiesta che, almeno per il momento, non sarà esaudita: il sondaggio per un’intesa centrodestra-M5s è appena finito, male. Inutile farne un altro. Due giri di consultazioni alla Studio alla Vetrata e l’esplorazione della Casellati hanno dimostrato che questa maggioranza non riesce proprio a decollare.E, dalle dichiarazioni raccolte in questi contatti, sembra che si possano escludere anche un patto centrodestra-Pd (bocciato da Salvini) e Lega-M5s (bocciato dalla indisponibilità di Salvini a dividere il centrodestra). Certo, nel week end potrebbero sempre maturare novità e il capo dello Stato le raccoglierebbe volentieri. Il voto molisano potrebbe portare chiarezza. Però ad oggi Mattarella deve rimettersi in cucina con gli ingredienti che trova in dispensa.Dunque, proseguendo nel metodo seguito fin qui dal presidente, la logica porta al nome di Roberto Fico, con un mandato simile a quello di Elisabetta Casellati, ma con una maggioranza diversa da esplorare. Anche qui però i segnali che arrivano dal Pd non sono incoraggianti. Un altro mandato segnato? Forse. Servirà comunque a fare chiarezza e per passare alla fase tre.Il capo dello Stato infatti non vuole tirarla troppo per le lunghe, convinto com’è che il Paese ha bisogno di un governo “nella pienezza dei suoi poteri” per affrontare le “urgenze” che si chiamano Def, Ue, migranti, eccetera. E se i partiti continueranno a dimostrare la loro impotenza, a Sergio Mattarella non rimarrà altro da fare che sganciare l’arma finale, il governissimo.