Italia finge di cacciare i clandestini. In un anno solo 7mila rimpatri

E pensare che il governo di Paolo Gentiloni aveva approvato un decreto per aprire nuovi centri per i rimpatri dei migranti. La strada verso l’operatività di quelli che una volta erano chiamati Cie, però, è ben lontana dall’essere conclusa. E così i numeri certificano che la questione rimpatri è una ferita aperta nel sistema di gestione dei flussi migratori del Belpaese. Partiamo dagloi sbarchi. Negli ultimi mesi, a partire dal luglio dello scorso anno, i migranti in arrivo sulle coste italiane sono sostanzialmente diminuiti. Il motivo? L’accordo trovato con le tribu libiche ha frenato il traffico di carne umana dall’altra parte del Mediterraneo e a trarne giovamento sono le statistiche sugli sbarchi. Al 24 maggio 2018 in Italia sono arrivati 10.816 migranti, mentre nei primi cinque mesi del 2017 erano stati 50.547, quasi il quintuplo. Bene. Peccato però che le espulsioni siano ferme al palo e il Belpaese sia ancora carico delle centinaia di migliaia di immigrati sbarcate tra il 2014 e il 2017. Dai dati 2017, forniti dalla Polizia di Stato, infatti, è evidente che lo scorso anno “gli Uffici Immigrazione delle Questure hanno complessivamente eseguito 21.555 rimpatri di cittadini stranieri (19.958 ndr) e comunitari (1.597, di cui 1.262 “eseguiti autonomamente dall’interessato” ndr) espulsi o allontanati dall’Italia”. Di questi 21.555 rimpatri, però, 11.805 sono stati respinti alla frontiera: la maggioranza (6.620) sono stati fermati negli aeroporti (magari con documenti falsi o scaduti) e solo il 39% (4.395 individui) è stato fermato nelle frontiere di mare. Considerando che l’anno scorso sono sbarcati 119mila migranti, si tratta di una cifra irrisoria. Il problema, però, riguarda soprattutto gli immigrati presenti nel territorio in maniera clandestina. Ovvero quelli che riescono a superare le frontiere e rimangono, senza documenti o diritto di asilo, nel Belpaese. Viste anche le ondate migratorie degli ultimi anni, parliamo di numeri molto elevati. Eppure – si legge nel rapporto della polizia – sono solo “6.849 gli stranieri espulsi (o respinti dai Questori) e i cittadini comunitari allontanati con esecuzione forzata”. Di questi, poi, appena 3.694 sono stati scortati nei Paesi di destinazione dalla polizia, con voli appostiti e dai costi esorbitanti. I dati sono stati sostanzialemente confermati anche dalla fondazione Leone Moressa: su 36.230 irregolari rintracciati, sono stati emanati 36.240 ordini di allontanamento. Ma i rimpatri effettivamente effettuati sono stati appena 7.045. Di questi, scrive Repubblica citando la fondazione Moressa, “il 25,6% degli espulsi ha eseguito l’ordine in maniera volontaria, mentre per il 70% ( quasi 5mila persone) è stata necessaria la procedura coatta”. Troppi pochi per un numero di clandestini così elevato.