I rosiconi nemici della Lega s’inventano il fascismo padano

Il popolo ha parlato e, a prova di Costituzione, è sovrano. Ma se dice qualcosa sgradito agli intellettuali piacioni, non è più il popolo a parlare. È il populismo che latra.Una vecchia storia. Prima si proclama che «Il popolo santifica la democrazia». Poi lo si demonizza appena non vota come si deve. In Italia abbiamo una tradizione ventennale. Ogni volta che Berlusconi vinceva alle urne, scattava la fine analisi politica: «Gli italiani hanno votato di pancia!». Certo. La testa la usano solo gli intellettuali. Di sinistra.La sinistra, esercitatasi a lungo col Cavaliere, oggi si sfoga sul nuovo vincitore sgradito. Salvini. Gli elettori del primo non c'era neppure bisogno di scomodare Karl Popper o i teorici dell'Anti-utilitarismo, bastava un pamphlet di Zagrebelsky o MicroMega – erano cafoni, evasori fiscali, plagiati da Mediaset. Gli elettori del secondo, oggi, sono volgari, demagoghi, xenofobi. Lo slogan era «Più ignoranti sono gli italiani, più votano a destra». Aggiornato diventa: «Più razzisti sono gli italiani, più votano Lega».Sì. In molti, domenica, hanno votato Lega. Dedicato a globalisti, europeisti, radical chic di Milano Circoscrizione 1, sostenitori di Ong e Ius soli. La sinistra di Intelligenza e di Potere sull'asse Repubblica-L'Espresso-Che tempo che fa-Otto e mezzo per tutta la campagna elettorale non ha fatto che giudicare. Se ai grillini andava il beneficio dell'incompetenza, ma almeno andavano messi alla prova, i leghisti erano invece tout court – che non è il dialetto lombardo ma il francese che si parla nei pied-à-terre dei centri storici di occupazione piddina – ignoranti, razzisti, analfabeti.Arrivano i rosiconi. Il mondo è un po' più grande di una redazione di giornale. Lerner, Michele Serra, l'Annunziata, Marco Damilano, Giannini. Breve e incompleto elenco di quelli cui prende l'ansia di insegnare agli altri come votare. Come loro. Tutto il resto muoia.Per loro votare Berlusconi era un crimine peggiore del leggere la Recherche in traduzione. Ma scegliere la Lega è inconcepibile. Come sbagliare l'abbinamento tra la pashmina e la bici ecologica. Ieri, a urne ancora calde, nel programma di Corrado Augias Quante Storie l'editorialista di Repubblica Massimo Giannini per dire – commentava il voto con un plateale disgusto per il successo leghista. Strano che Roberto Saviano, giusto per citare un altro guru mediatico che per settimane ha predicato malessere verso la Lega, non abbia ancora proposto l'abolizione del suffragio universale. A Scampia, tra l'altro, i grillini hanno preso il 65%. Ed ecco spiegata la battuta di Salvini, ieri: «Non sono andato da Fazio in campagna elettorale, ma alla fine mi autoinvito. Mi siedo davanti alla Littizzetto, non parlo e rido per tutta la trasmissione. Mi pregusto le facce dei sondaggisti, di Saviano e Fazio». Fossi Salvini, da premier sposterei Rai3 a Busto Arsizio.Michele Serra, qualche Amaca fa, ha scritto che «Salvini che parla di Costituzione è come se io parlassi di baseball». Ora il leader del Lega rischia di cambiargliela, a Serra, la Costituzione. Col voto del Parlamento. Ieri sera, Lerner, riferendosi al leghista Calderoli, ha twittato: «Va bene tutto ma ora. se possibile, evitateci l'elezione a presidente del Senato di quel tizio che esibiva la maglietta con le vignette su Maometto e dava dell'orango a una ministra. Grazie». Prego. Ecco uno squisito esempio di razzismo culturale ebraico.Fino alla notte scorsa, il pericolo per il Paese veniva dall'estrema destra. L'onda nera. Da ieri mattina, svanito l'allarme neofascista, la paura arriva dal profondo Nord. L'onda verde. C'è da giurarci. La prossima battaglia intellettuale della sinistra da chaise longue di Cassina sarà un immaginario nazi-leghismo etnico. Hanno perso le elezioni e il contatto con il popolo. E chi invece il popolo l'ha capito, è diventato uno schifoso populista. È l'invidia elettorale. Con rabbia e senza pace.Ce ne faremo una ragione. Il Paese non ha così bisogno di loro. E forse neppure loro del Paese. Basta un indigesto apericena tutti insieme, in centro. Valdobbiadene, olive e un sospiro per lamentarsi del nuovo fascismo. Padano.