I grillini scendono in piazza: “Da oggi lo Stato siamo noi”

Dal VaffaDay alla piazza di governo, il M5S passa dall’altra parte della barricata e prova a restare connesso al suo elettorato, messo alla prova negli ultimi mesi da un continuo tira e molla sfociato nell’intesa con la Lega. Migliaia di militanti hanno accolto alla Bocca della Verità a Roma i loro beniamini, a cominciare da Luigi Di Maio, saliti sul palco della prima manifestazione che li vede indossare le vesti di ministri. A Roma sono arrivati anche Beppe Grillo e Davide Casaleggio, per festeggiare ma anche per ristabilire l’equilibrio all’interno del Movimento. Scherza ma non troppo ‘l’Elevato: “Con chi cazzo farò satira oggi? Contro chi me la prenderò? Contro i miei? Forse”. Grillo dopo il passo di lato torna a farsi sentire soprattutto per quanti nel movimento si riconoscono ancora in lui e nel suo spirito. E ironizza sulle dure polemiche con il Capo dello Stato che con la sua ultima mossa ha costretto il M5S a essere un pò meno di lotta e un pò più di governo. “Questa doveva essere una manifestazione contro Mattarella – ammette -, ora rovesciate i manifesti che avete preparato con ‘Abbasso Mattarellà e così si legge ‘Viva Mattarellà”.Sul delicato rapporto con l’inquilino del Quirinale si è soffermato anche il vicepremier Di Maio che ha riservato un freddo riconoscimento al Presidente della Repubblica per aver dimostrato la “ragionevolezza” di incontrarlo per formare il ‘Governo del cambiamentò. Il neo ministro rivolge anche un ringraziamento pubblico al presidente della Camera Roberto Fico per il ruolo avuto in questo travaglio politico-istituzionale. Ma c’è una sfida fondamentale che la squadra di governo dovrà vincere se non vorrà perdere lo straordinario collante che finora ha dimostrato con il suo elettorato. “Dobbiamo rinnovare il pensiero della politica, dobbiamo integrare la rabbia che ci ha generati con la gioia del realizzare, dobbiamo integrare l’anima antisistema con le responsabilità proprie di chi governa”. Sta tutto qui, nelle parole di Dalila Nesci a cui non a caso è affidata il discorso di apertura, il succo della rivoluzione culturale interna al Movimento. O il ‘popolò capirà che dopo ‘aver aperto la scatoletta di tonnò è arrivato il tempo non solo di svuotarla, ma di riempirla, o il M5S si trasformerà, perdendo inevitabilmente parte del suo appeal. Per questo, tanto Di Maio quanto Carla Ruocco ci hanno tenuto a ripetere che tra i primi punti che il ‘M5S di governò intende realizzare di concerto con la Lega ci sono l’abolizione della legge Fornero e il reddito di cittadinanza, a cominciare dalla riorganizzazione dei centri per l’impiego. Per questo, Di Maio assume come suo consulente al ministero dello Sviluppo economico l’imprenditore schiacciato dai debiti con lo Stato Sergio Bramini. Un ping pong tra istituzioni e cittadini semplici, in cui quella che prima era definita ‘castà ora cerca di portare il popolo dalla sua parte per passare, come amano ripetere i Cinquestelle, “dalle parole ai fatti”. Insomma, per usare le parole del neo vicepremier: “Basta fischi, ora lo Stato siamo noi”.