“Gesti orrendi, la faccio finita” ​Le ultime parole di Filippone

Dopo la tragedia della A14 dove Fausto Filippone ha gettato dal cavalcavia la figlia di dieci anni prima di togliersi la vita comincia ad avere un quadro più chiaro. Gli investigatori stanno cercando di capire quale possa essere il motivo che ha innescato la furia omicida di questo manager che ha ucciso la moglie e la figlia prima di suicidarsi. E a tracciare un quadro di questa tragedia è Massimo Di Giannantonio, ordinario di Psichiatria all’Università di Chieti che ha avuto il ruolo di negoziatore in quei minuti drammatici prima del volo nel vuoto di Filippone: Diceva che aveva compiuto dei gesti orrendi senza capirne la ragione. Continuava a guardare di sotto e a scusarsi. Diceva di non capire nel modo più assoluto i motivi per i quali aveva compiuto queste cose tremende. Cose per le quali, comunque, ripeteva, non c”era altra possibilità che farla finita. Commentava, a proposito del trovarsi in quella situazione, appeso alla rete del cavalcavia, di essersi trasformato in un fenomeno da baraccone, mentre lui era una persona perbene”, racconta al Corriere.Poi parla della personalità di Filippone: “Non sappiamo quali altri eventi abbiano contribuito a rendere così grave la situazione ma, ripeto, stiamo parlando di una persona con una struttura psichiatrica vulnerabile. Inoltre era una persona molto rigida, un perfezionista, molto chiuso e con molte regole che si imponeva di rispettare, uno che dipendeva dal giudizio degli altri e per il quale l”immagine esterna contava molto”. Infine parla della figlia e della sua reazione quando si è trovata davanti il vuoto: “Potrebbe essere stata vittima dello stato di esaltazione del padre. Riferiscono i poliziotti di averla vista in piedi, immobile, assolutamente amimica”.