Fornero attacca già il governo: “Un rischio abolire mia riforma”

Non è neppure iniziata l’era del governo Conte che Elsa Fornero già attacca l’esecutivo che ha appena giurato al Quirinale. Ed è sempre la riforma che porta il nome dell’ex ministro del Lavoro al centro del dibattito politico. In fondo stamattina, prima di salire al Colle, Luigi Di Maio (che “erediterà” il ministero un tempo della Fornero) ha annunciato che i primi provvedimenti riguarderanno proprio le pensioni. Nel contratto di governo tra Lega e M5S la Fornero è uno dei punti cardine. Entrambi i contraenti ne avevano fatto un simbolo della campagna elettorale. È facile immaginare dunque che non troverà grosse difficoltà l’introduzione, coperture permettendo, della cosiddetta “quota cento”, la nuova modalità con cui leghisti e pentastellati vorrebbero mandare a riposo gli italiani.La Fornero, però, non la prende bene. “Questo è l’anno zero e si ricomincia d’accapo – ha detto al festival dell’Economia di Trento parlando dell’intenzione di M5S e Lega di scardinare la sua riforma – è ingenuo e fuorviante. Modifichiamo quello che è modificabile, ma tornare indietro solo per issare una bandiera che si è fin troppo sventolata, anche impropriamente, in campagna elettorale è un rischio per il Paese”.Abrogare del tutto la Fornero, per l’economista che firmò quella legge è “impegnativo” e soprattutto con costi sociali ed economici “proibitivi”. “Già sono molto elevati 15 miliardi per la sola quota 100 e il ripristino delle pensioni di anzianità per il primo anno – ha spiegato l’ex ministro – che poi salgono a 20 miliardi”. Il suo è una sorta di appello: “Ai cittadini dico: siete veramente convinti che vogliamo ripristinare le pensioni di anzianità con questo stanziamento di risorse? Siete convinti che non ci sono altri settori che abbiamo bisogno d quelle risorse? Non basta amare il popolo per trovare le risorse. Bisogna amare il popolo ma bisogna anche rispettare i vincoli di bilancio”. E per criticare il nuovo governo, la Fornero si è attaccata anche allo squilibri tra uomini e donne nella squadra dell’esecutivo. Manca, infatti, il ministro per la “parità di genere”, presente invece nei precedenti esecutivi. “Non è un buon segnale – ha dichiarato l’ex ministro – La parità è una questione molto molto seria e quindi credo che non avere un ministero o una delega specifica non sia un bene” visto che “nel contratto di Governo l’immagine della donna è abbastanza deprimente”. Infine, una stilettata sul reddito di cittadinanza. Una riforma il cui nome, secondo la Fornero, è sbagliato. “Quello che viene proposto – ha detto – è una forma di reddito di inclusione, ma siccome quello che è stato fatto prima deve essere sempre e comunque svilito allora lo chiamano reddito di cittadinanza”.