Una patrimoniale complessiva da 45,4 miliardi di euro. A tanto ammonta secondo uno studio della Cgia di Mestre l’esborso affrontato dagli italiani nel pagamento delle imposte che riguardano il patrimonio. Una vera e propria mazzata sulle tasche dei contribuenti che negli ultimi 25 anni ha raddoppiato la propria incidenza sul Pil. Si tratta di imposte “che colpiscono direttamente la capacità contributiva del contribuente – spiega l’associazione mestrina – senza attendere che si verifichino fatti o atti particolari. Mentre le imposte indirette richiedono, per poter essere applicate, il verificarsi di un determinato evento.L’Iva, ad esempio, si applica quando avviene la cessione di un bene o la prestazione di un servizio”, ricorda ancora la Cgia. Ma non finisce qui. Il peso di queste imposte si registra anche su quelle indirette come quelle sulle successioni e le donazioni: anche lì viene colpito il patrimonio. La Cgia inoltre sottolinea che nel 2012, a seguito delle misure introdotte dal governo Monti, l’imposizione patrimoniale è cresciuta, rispetto al 2011, di 12,8 miliardi di euro, un balzo di oltre il 40%. Mentre nel 2013 si è avuta una temporanea flessione dovuta all’abolizione dell’ Imu sulle abitazioni principali. E le imposte che pesano di più sono proprio l’Imu e la Tasi. Nel 2016 hanno garantito alle casse dello Stato e dei Comuni ben 21,2 miliardi di euro. Seguono l’imposta di bollo (6,8 miliardi di euro), il bollo auto (6,6 miliardi di euro) e l’imposta di registro (5,1 miliardi di euro). E in questo quadro solo qualche giorno fa è arrivato il monito dell’Fmi che ha di fatto “consigliato” al governo italiano di incrementare le tasse sugli immobili e sulle ricchezze. Evidentemente i 45,4 miliardi pagati dagli italiani non bastano…