Ecco perché Malta non fa sbarcare mai i migranti (che finiscono in Italia)

La domanda è lecita e chiede una risposta chiara. Per quale motivo i migranti soccorsi dalle Ong non finiscono mai a Malta, ma vengono traghettati dai natanti umanitari sempre in Italia? In fondo, La Valletta non dista dalla Libia più di quanto non sia lontana Lampedusa. Eppure gli immigrati, fino ad oggi, sono sempre sbarcati nel Belpaese. Perché?Motivi di leggi internazionali e prasssi consolidata da tempo. Prassi in cui mentre gli altri Stati costieri si lavano le mani di fronte all’emergenza immigrazione, l’Italia invece ha sempre svolto il ruolo del figlio maggiore e responsabile. Oppure, visto da un’altro punto di vista, il ruolo dello “scemo”. A ragione da vendere Salvini nel twittare la sua accusa contro l’ipocrisia degli altri Paesi Ue: “Nel Mediterraneo ci sono navi con bandiera di Olanda, Spagna, Gibilterra e Gran Bretagna, ci sono Ong tedesche e spagnole, c’è Malta che non accoglie nessuno, c’è la Francia che respinge alla frontiera, c’è la Spagna che difende i suoi confini con le armi, insomma tutta l’Europa che si fa gli affari suoi”, ha scritto il ministro su Twitte. “Da oggi anche l’Italia comincia a dire NO al traffico di esseri umani, NO al business dell’immigrazione clandestina. Il mio obiettivo è garantire una vita serena a questi ragazzi in Africa e ai nostri figli in Italia”.Vediamo come La Valletta è riuscita a non farsi mai carico dei migranti salvati nel Mediterraneo. Tutti gli stati costieri del Mediterraneo, secondo della Convenzione di Amburgo, dovrebbero definire e garantire l’opreatività di un’area SAr (ricerca e soccorso) in mare e coordinarsi tra loro. A parole, significa che ognuno pattuglia un tratto di mare e se i migranti vengono recuperati all’interno della propria zona, deve coordinare i soccorsi, salvarli, accudirli e coccolari. Nei fatti, però, le cose sono sempre andate diversamente.La Tunisia e la Libia, infatti, non hanno mai indicato le loro aree Sar (pur avendo ratificato la Convenzione di Amburgo). Quindi è come se fossero fuori gioco. Mai una nave Ong (o un mercantile) ha telefonato a Tunisi o Tripoli per chiedere coordinamento su una operazione di salvataggio. E Malta? Pur avendo ottenuto un’area Sar 750 volte più grande del suo territorio per evitare di perdere i diritti sulla pesca e lo sfruttamento del sottosuolo), La Valletta non ha mai messo in campo gli strumenti per pattugliarla a dovere. E così si è sempre affidata all’Italia, che alla fine si è ritrovata a dover gestire praticamente tutto il mare nostrum (500 mila km quadrati) con il suo centro di coordinamento.Il fatto è che spesso i barconi vengono avvistati in acque internazionali che, sulla carta, non sono né in area Sar maltese né in quella italiana (per esempio, ed è il caso di oggi, sono in acque libiche). Perché le ong non chiamano Malta invece di Roma? Semplice: perché La Valletta spesso non risponde. E così alla fine le organizzazioni non governative interpellano l’Italia che a quel punto, avuta notizia di un naufragio, secondo la Convenzione Europea sui Diritti dell”Uomo e quella di Amburgo, è obbligata a intervenire. Non è un caso, dunque, se nel 2016, la Guardia costiera italiana ha soccorso 35mila naufraghi mentre le spiagge maltesi ne hanno visti sbarcare appena 1.700.Non solo. I barconi di migranti partiti dalla Libia spesso naufragano nei pressi di Lampedusa – anche se in area sar di Malta -, e questo ha portato l”ex colonia britannica a considerare il “luogo sicuro” dove sbarcare i profughi quello più vicino al punto di soccorso – cioè l”isola siciliana – e non La Valletta. Inoltre Malta non ritiene vincolanti le linee guida dell”Imo (che prevedono l”obbligo per lo stato responsabile dell”area sar di accettare gli sbarchi) e non ha ratificato gli emendamenti alle Convenzioni Sar e Solas adottati nel 2014, secondo cui l”obbligo di fornire un luogo d”approdo sicuro per i naufraghi “ricade sul Governo contraente responsabile per la regione Sar in cui i sopravvissuti sono stati recuperati”.Come se non bastasse, La Valletta per evitare di far sbarcare i profughi sulle sue coste fa leva anche su altri due fattori. Intanto sostiene di essere troppo piccola per potersi sobbarcare i costi (economici e sociali) derivanti degli obblighi all”accoglienza e così autorizza pochissimi sbarchi. Inoltre, a suo favore gioca una risoluzione del Parlamento Europeo del 2006 sulla situazione dei rifugiati nell’Isola. Per i deputati europei le leggi di La Valletta sono del tutto “inaccettabili” e così spesso si è preferito dirottarli verso l’Italia. Questi fattori il Belpaese li ha sempre considerati validi, tenendo conto delle difficoltà di Malta, viste le insufficienze dei servizi di accoglienza forniti dall’isola.