Ha combattuto come un leone ma alla fine si è dovuto arrendere alla malattia che lo aveva colpito, un tumore al cervello. Il senatore repubblicano John McCain è morto all’età di 82 anni: li avrebbe compiuti il prossimo 29 agosto. Poco prima di morire ha voluto lasciare detto di non volere il presidente Trump al proprio funerale. Un ultimo sassolino che il senatore ha voluto togliersi dalla scarpa, dopo che alle primarie repubblicane Trump aveva detto che McCain non poteva essere considerato un vero eroe perché era stato catturato durante la guerra in Vietnam.Aveva 31 anni quando con il suo aereo fu abbattuto sui cieli di Hanoi, nel Vietnam del Nord: era il 26 ottobre 1967. Facendosi espellere con il seggiolino dall’aereo per mettersi in salvo, si ruppe una gamba ed entrambe le braccia. Con il paracadute atterrò in un lago e rischiò di annegare: i vietcong lo salvarono, infliggendogli però un trattamento disumano. Gli ruppero una spalla e lo ferirono alla caviglia e all’inguine, colpendolo con una baionetta. Gli tolsero la divisa da pilota trascinandolo in prigione e, subito dopo, viste le sue gravi condizioni, in ospedale, dove rimase un mese e mezzo. Fu interrogato varie volte ma rispose con fermezza, ripetendo nome e cognome, grado, matricola e data di nascita. Subì abusi, violenze e l’isolamento in carcere. Disperato e sofferente, pensò di farla finita, ma la sua forte tempra gli permise di andare avanti. Fu solo dopo gli “accordi di pace di Parigi” che si aprirono le porte del carcere per McCain, liberato il 14 marzo 1973.Tornato negli Stati Uniti, era un uomo diverso, minato nel fisico (aveva perso 25 chili e non riusciva più ad alzare le braccia sopra la testa). Ottenne diversi riconoscimenti per il valore militare e una certa notorietà mediatica. Continuò a vestire la divisa militare, dopo aver frequentato il National War College. Nel 1977 il trasferimento a Washington, con l’incarico di addetto navale della Marina presso il Senato. Iniziò così a interessarsi di politica, occupandosi con crescente interesse ai temi legati alla Difesa. Nel 1981 si congedò e iniziò a lavorare con il padre della sua seconda moglie (Cindy Hensley), un industriale della birra. In questa sua nuova veste, grazie a molti contatti con il mondo economico e le disponibiità di sua moglie, McCain pensò di mettere a frutto la notorietà impegnandosi direttamente in politica. Si candidò e nel 1982 fu eletto come deputato dell’Arizona per il Partito repubblicano. Confermato nel 1984, tre anni dopo entrò al Senato, dove in breve tempo riuscì ad emergere come uno dei più influenti politici del Gop, a sostegno del presidente Ronald Reagan.Non fu mai uno “yes man”. Così come aveva fatto nelle prigioni del Vietnam, McCain agì sempre con autonomia, a volte votando in modo diverso rispetto al suo stesso partito. Per questo fu bollato come un conservatore anomalo. Semplicemente amava pensare con la propria testa, e comportarsi di conseguenza. Questo gli valse il soprannome di “Maverick”, che nel vecchio West indicava i capi di bestiame non marchiati (e quindi intrinsecamente liberi).Nel 2000 tentò il salto nella politica nazionale, candidandosi alle primarie repubblicane, vinte poi da George W. Bush. Rientrato nei ranghi, come senatoreMcCain si schierò dalla parte di Bush nella guerra in Afghanistan e più tardi in quella in Iraq, anche se, più tardi, prese le distanze dall’amministrazione Usa, dopo lo scandalo sui maltrattamenti dei prigionieri ad Abu Ghrain e Guantanamo. Nel 2008 ci riprovò e, stavolta, conquistò la nomination repubblicana. Come candidata vicepresidente scelse Sarah Palin, governatrice dell’Alaska. Alle elezioni del 5 novembre, però, fu sconfitto da Barack Obama (365 grandi elettori contro 173). La sera del voto pronunciò questo discorso, riconoscendo la vittoria del suo avversario: “Il popolo americano ha parlato e ha parlato chiaramente. Poco fa, ho avuto l”onore di chiamare il senatore Barack Obama per congratularmi con lui per essere stato eletto come nuovo presidente del paese che entrambi amiamo. Obama sarà il mio presidente”. Poche parole e pose fine ai fischi e alle polemiche, riportando al primo posto l’unità e l’interesse del Paese.Nella sua lunga carriera politica McCain si ispirò a tre uomini, due presidenti e uno che provò a diventarlo ma fu sconfitto: Theodore Roosevelt, Barry Goldwater e Ronald Reagan. Il primo per lui era un vero e proprio idolo, anche perché prima di essere eletto alla Casa Bianca aveva guidato un reggimento di fanteria durante nella guerra con la Spagna alla fine dell’Ottocento. Goldwater, sconfitto da Lyndon Johnson nel 1964, per molti fu la figura che ispirò McCain a impegnarsi in politica, alla fine degli anni Settanta. E Reagan fu l’uomo al cui fianco McCain si schierò apertamente, sognando la rivoluzione liberale. Il suo essere Maverick (non allineato) gli costò aspre critiche: dissero che era un “flip-flop”, cioè uno che cambiava troppo spesso idea per convenienza e opportunismo. E lo spinsero e dichiararsi indipendente, ma lui rimase sempre fedele al Grand Old Party. Troppo conservatore per i democratici e troppo libero e autonomo per la destra.Nel luglio 2017, quando già gli era stato diagnosticato un grave tumore al cervello, tornò in aula, al Senato, per votare contro l’Obamacare. Tutti i suoi colleghi, senza distinzioni politiche, si alzarono in piedi per tributargli l’onore delle armi: il massimo per un combattente come lui.