Si ridefinisce il quadro giuridico nell’ambito delle indagini contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini per il caso della Nave Diciotti e delle decine di migranti trattenuti a bordo per giorni nel porto di Catania.La prima notizia è che cade l’accusa di arresto illegale. Il motivo è molto semplice: questa ipotesi di reato era incompatibile con quella di sequestro di persona, che invece resta. Infatti, come ricostruisce il Corriere, se una persona viene trattenuta in assenza di un provvedimento della magistratura si tratta di sequestro e non di arresto, sia pure illegale – che presuppone invece un provvedimento che in questo caso non c’è.I migranti sono stati trattenuti sulla nave con un ordine impartito a voce e per questo potrebbe trattarsi (il condizionale è d’obbligo) di sequestro di persona ma non di arresto illegale. È però molto probabile che Salvini rimarrà indagato per una sola ipotesi di reato fra il sequestro di persona “semplice” e il sequestro a scopo di coazione, punito con una pena più pesante: le due ipotesi sarebbero infatti alternative. Gli altri reati ipotizzati dal pm di Agrigento Luigi Patronaggio, omissione d’atti di ufficio e abuso di ufficio sono considerati “residuali” e se costituissero le uniche accuse nei confronti di Salvini l’intera vicenda diventerebbe politicamente molto meno rilevante.Ora però la palla passa al Tribunale dei ministri, competente per i provvedimenti che riguardano i titolari dei vari dicasteri. L’iter è piuttosto elaborato: la procura di Agrigento ha trasmesso le carte a quella di Palermo, che le deve studiare per capire con quali richieste di accusa trasmetterle al Tribunale dei ministri, a cui peraltro la procura potrebbe anche chiedere ulteriori indagini.