La parola d’ordine per Luigi Di Maio è nazionalizzare. Il vicepremier, ancora una volta, torna a ventilare l’ipotesi di una nazionalizzazione in merito al crollo del ponte Morandi a Genova. Parlando a Sky Tg24, il grillino ha assicurato che il ponte sarà ricostruito “da un”azienda di Stato con manager di Stato, Autostrade deve al massimo metterci i soldi”.Sulla nazionalizzazione il governo tira dritto: “Perché l’alternativa è ridarle a Benetton e sono sicuro che nessuno nel governo voglia ridare ai Benetton le autostrade, visto come si sono comportati, che stavano a festeggiare mentre noi stavamo estraendo i morti dalle macerie”. Quindi Autostrade “al massimo ci mette i soldi”. Nei prossimi giorni, intanto, il ministro per i Trasporti Toninelli, che ha in agenda la sua presenza in commissione Ambiente di Camera e Senato, pubblicherà i contratti di Autostrade. “Stiamo per desecretarli e togliere ad Autostrade le concessioni. Sono contratti che nessun imprenditore onesto ha mai potuto vedere”, ha annunciato Di Maio che in lungo video postato su Facebook dalla sua Pomigliano, in provincia di Napoli, ha anche fatto sapere della sua visita domenicale alla famiglia di una delle vittime del crollo che era proprio delle sue parti. Ma, prima di ricostruire il ponte, bisognerà rimuovere ciò che resta del viadotto genovese collassato provocando 43 morti. Per la procura di Genova che indaga sul disastro la priorità non è demolire, ma salvaguardare le prove.”L’ho già detto e lo ripeto: noi non abbiamo fretta. Se mi dicono che c’è un rischio per l’incolumità pubblica allora d’accordo, non fermerò né ostacolerò in alcun modo i lavori per l’abbattimento del ponte, altrimenti si vedrà, si valuterà ogni passaggio con l’aiuto dei nostri consulenti”, ha chiarito il procuratore di Genova Francesco Cozzi. “Realizzare un ponte per far passare immediatamente i veicoli non è una priorità. Per me, per noi, in questo momento quello che prevale è salvaguardare l’acquisizione delle prove. Abbiamo continui confronti su questo argomento con i nostri consulenti”, ha tenuto a precisare il magistrato, che se verrà disposto l’abbattimento chiederà “che venga fatto in modo da consentire di salvaguardare le possibili fonti di prova”. Come è stato chiesto “fin dal primo giorno: tutto quel che è stato fatto finora sul luogo del crollo ha tenuto conto di questa esigenza”. Un complesso lavoro di documentazione in cui si repertano, catalogano e conservano le parti crollate ritenute “di interesse per le indagini”. Priorità all’attività di inchiesta, certo. Ma c’è attesa per una lista di indagati, con nomi e cognomi, su cui Cozzi ha tenuto a precisare che l’indagine va “abbastanza speditamente”, e che “indagare questo o quello non sarà una affermazione di responsabilità” perché “non c’è nessun automatismo”.