Due giorni fa l”affondo, ieri i toni più pacati e oggi ancora all”attacco. Lo scontro tra Salvini e la magistratura non si è chiuso con le parole concilianti di ieri. Anzi. Riprende con la classica intensità, solo senza più sparare nel mucchio (“Se un tassista ti frega, non vuole dire che tutti ti fregano). Il ministro dell”Interno conferma che “non c”è alcun golpe giudiziario” nei suoi confronti, ma critica “l”ipocrisia” di quella fetta di magistratura che da sempre ha “simpatie di sinistra”.Il suo day after la retromarcia sulla giustizia, il leghista lo lancia in una intervista radiofonica a ‘L’Indignato speciale’ su Rtl 102,5. Il tema è sempre quello dell”indagine aperta a suo carico sul caso Diciotti. Salvini non si capacita di come sia possibile che le toghe siano tanto interessate da quanto successo al porto di Catania mentre non concentrino altrove le loro energie e limitate risorse. “Non tutti i reati sono uguali – dice il “presunto imputato” – ci sono reati più gravi e reati meno gravi e dovrebbe esserci la responsabilità in una scaletta di gravità di reati”. L”idea potrebbe essere quella di mettere mano ad una riforma della giustizia (M5S permettendo), rivedendo “l”ipocrisia” dell”istituto dell”obbligatorietà dell”azione penale. Costringendo così i pubblici ministeri a mettere in ordine i fascicoli da aprire in base ad un ordine di importanza.”Lo proporrò”, spiega il vicepremier scettico. “Ma sai ai che cosa mi diranno? Che la politica vuole mettere le mani sulla giustizia, che il governo fascista di Salvini vuole dare indicazioni ai giudici che invece sono un potere terzo libero e indipendente, sovrano eccetera eccetera”.La posizione del leghista paga per ora l”accordo di governo con i Cinque Stelle. Il ministro può criticare le toghe, certo. Ma senza esagerare. Ieri Di Maio lo avrebbe convinto a non calcare troppo la mano contro le toghe, così da non irritare l”ala movimentista del Movimento che già guarda al duro e puro Fico (o Di Battista) come nuovo faro verso uno sbilanciamento a sinistra. Entrambi i vicepremier puntano a stare al governo il più a lungo possibile, ma occorre evitare frizioni. Meglio non sparare nel mucchio delle toghe, si rischia di far scattare la reazione pure di quelle considerate sacre dal M5S. E allora il rischio sarebbe che tra moglie e marito si inserisca il Pd, che alla festa dell”Unità non ha mancato di coprire d”applausi il presidente della Camera.Questo, però, non impedisce a Salvini di mettere nel mirino una parte del mondo togato. “Per carità di Dio io non ce l”ho coi magistrati”, spiega pacato il ministro. “Ma che ci sia qualche magistrato con chiare e evidenti simpatie politiche non svelo il mistero di Fatima”. E su Facebook spiega con più precisione a chi sta pensando: “”Magistratura Democratica” – scrive pubblicando uno screenshot – sposa la campagna pro-immigrazione insieme, tra gli altri, a: Potere al Popolo, ONG, Cgil, Arci, Rifondazione Comunista e coop varie (compresa la “Baobab Experience” dove si erano rifugiati gli sbarcati della Diciotti). Poi quello accusato di ledere l”autonomia dei magistrati sono io…”. Chi ha orecchie per intendere, intenda.