Curriculum Conte,l’avvocato: “Cambridge? Una bufala. Lo so perché c’ero”

Ben 17 anni dopo c’è chi si ricorda del professor Conte e della sua visita al Griton College della Cambridge University. Il premier incaricato nel suo curriculum (quello finito al centro di mille polemiche) ha scritto di aver “studiato, nel settembre 2001, presso il Girton College, Cambridge University, ove ha svolto attività di ricerca scientifica”. Ma secondo Massimiliano De Benetti, avvocato con studio legale a Padova e a Roma, non sarebbe andata proprio così.”Il professor Conte ha detto una bufala a proposito della ricerca scientifica che avrebbe svolto a Cambridge 17 anni fa. Io lo so perché c’ ero – dice in una intervista a Repubblica – A parte che al Girton non si fa ricerca (è solo uno dei 31 college della città inglese, con attività, docenti e studenti separati e distinti dall’ università) l’ unico corso in quel periodo era tenuto lì da un provider esterno, il Cambridge Law Studio, in Legal English. Che io ho frequentato”.A frequentare quel corso, secondo De Benetti, non sarebbe stato Conte. Ma “c’era però la sua fidanzata dell’ epoca, una ragazza bionda molto in gamba. Eravamo una quindicina, solo tre italiani, ho anche una foto insieme. E Conte l’ ho conosciuto perché, durante le tre settimane di corso, era venuto a trovarla per un weekend lungo”. L’avvocato sostiene di ricordarlo bene perché “noi studenti ci vedevamo praticamente tutte le sere, dopo aver studiato per ottenere il Toles” e “di solito si andava in un pub in centro e la fidanzata parlava molto di questo Giuseppe, che poi io ho incrociato perché andammo a bere una cosa insieme. Ricordo che da squattrinato studente in Legge pensai subito: caspita, a 37 anni è già professore associato, lavora allo studio Alpa, uno dei più prestigiosi di Roma, e ha pure un ottimo reddito”.Al giornalista di Repubblica che gli chiede per quale motivo abbia deciso di “smentire” il curriculum di Conte, De Benetti dice: “Chi dice la verità non ha nulla da temere e credo sia un dovere civico mettere in luce le contraddizioni di chi deve rappresentare il Paese. Non è un bel biglietto da visita taroccare il curriculum. Ed è anche irrispettoso per quelli che, come me, corsi e ricerca li hanno fatti per davvero. Io spesi 5 milioni di lire di allora per andare a Cambridge. I miei si sono tolti il pane di bocca per pagarmelo. Lo dico da figlio di operai. Con orgoglio e però pure un po’ di amarezza”.