Costamagna si tira fuori: il governo alla prova Cdp

Claudio Costamagna ha deciso: non avrà un secondo mandato alla presidenza della Cassa depositi e prestiti (Cdp).”Questa mattina ho condiviso con il presidente di Acri e Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, che ringrazio per la fiducia accordatami, la decisione di non proseguire con un secondo mandato alla presidenza di Cassa depositi e prestiti”, ha annunciato lo stesso Costamagna oggi, “Come ho avuto sempre modo di dire, proveniendo da una carriera trentennale nel mondo privato, ho vissuto questo prestigioso incarico come una missione a tempo determinato. “Considero un onore aver presieduto per questi tre anni un’istituzione chiamata a realizzare parte della politica industriale del nostro Paese disegnata dal governo con il concorso dei soci privati delle Fondazioni. Porgo al mio successore i migliori auguri di raggiungere i traguardi che, insieme al nuovo Amministratore delegato, saranno definiti di concerto col nuovo governo”.Si tratta di una delle prime prove con cui dovrà fare i conti il nuovo governo Conte, che – dopo la fiducia – sarà già alle prese con le nomine di altre poltrone. Il 16 giugno scade il termine per le presentazione delle liste in Cassa Depositi e Prestiti, i cui vertici sono in scadenza.La nomina del successore di Costamagna spetta ufficialmente alle fondazioni, ma è difficile che la scelta ricada su una personalità invisa al nuovo esecutivo. In pole sembra esserci il bocconiano Massimo Tononi, mentre per il ruolo di ad – nomina del governo e ora ricoperta da Fabio Gallia – circolano i nomi di Flavio Valeri, Dario Scannapieco, Fabrizio Palermo e Massimo Sarmi.La cassa ha in mano un patrimonio di 410 miliardi di euro e i 5 Stelle guardano a questo “tesoretto” per dare vita e risorse alla futura banca degli investimenti che, tra le altre cose, dovrebbe concedere prestiti a basso costo alle pmi per finanziare iniziative di interesse pubblico e strategico nazionale.