Uno scudetto per due. Juventus e Napoli si guardano in faccia dopo trentatré giornate di sorpassi e controsorpassi, fughe e fughine compreso l’incrocio d’andata marchiato dal grande ex Higuain. È l’appuntamento con la storia: i bianconeri per il settimo trionfo consecutivo, gli azzurri per mettere fine alla dittatura bianconera. La sfida dello Stadium ci racconterà una verità, forse non la verità con la “v” maiuscola. Per Massimiliano Allegri la vittoria sarebbe un’ipoteca tricolore; Maurizio Sarri sbancando il fortino bianconero capovolgerebbe l’inerzia, andando a meno uno. Dopo quelle di Cristiano Ronaldo e Simy, sarebbe un’altra rovesciata che lascerebbe il segno sulla stagione della Signora. E se finisse pari e patta il titolo rimarrebbe in sospeso con il vantaggio dello scontro diretto ai campioni d’Italia. Sarebbe la via di mezzo in una notte che altrimenti regalerebbe sentimenti opposti: trionfo o grande paura di rimonta per la Juve; sogno o resa per il Napoli.In attesa di buttare il pallone nell’altra parte del campo, possibilmente in rete, Allegri e Sarri si rimbalzano la pressione. Aveva iniziato il collega del Napoli dopo la rimonta sull’Udinese: “Obiettivo Champions raggiunto in anticipo, adesso possiamo divertirci”. Ieri è rimasto in silenzio, anche alla vigilia di una partita che nel resto d’Europa si sognano, con i tornei decisi da tempo. Eppure nessuno, dalla Lega Calcio alla Federazione, in un campionato intero è riuscito a far interrompere al Napoli questa fastidiosa abitudine (sic!). Ieri Allegri ha risposto per le rime: “In coppa Italia non hanno pressione, in Champions league non hanno pressione, in Europa league non hanno pressione, non hanno pressione da nessuna parte, allora è giusto che vinca la Juventus”. E ancora: “È decisiva solo per il Napoli”. Dopo Crotone aveva detto che avrebbe firmato per arrivare allo scontro diretto a più 4, ma stavolta niente penna in mano: “Non firmo per il pari, anche se ci sarà da soffrire”.È la prima volta nel recente dominio, che la Juventus si gioca lo scontro diretto proprio nella volata finale, così tardi. Merito di un Napoli che ha tenuto aperto il duello, nonostante esista una differenza tra le due squadre, le due società. Senza tirare in ballo fatturati e affini. Il tutto intriso della filosofia dei due allenatori, una rivalità che potrebbe anche avere un futuro in Premier, con Chelsea e Arsenal sulle tracce dei due. Il sarrismo è sdoganato anche in Europa, l’allegrismo nonostante vittorie e finali Champions non è riconosciuto come un marchio doc. Il bel gioco contro la concretezza. Allegri prova ad andare oltre, esalta il suo lavoro con cui ha dovuto riplasmare la squadra, profondamente cambiata ogni estate dal mercato. Invece Sarri ha dalla sua la continuità, con pochi pezzi cambiati rispetto anche alla gestione Benitez. Ecco la spiegazione di meccanismi oliati, in particolare sulla catena di sinistra dove il “giochino” spesso risulta letale. E proprio lì la Signora potrebbe mostrare il fianco destro.Un dubbio a testa per i due allenatori. Dybala era il grande interrogativo di Allegri, ma ieri l’ha provato comunque nella formazione base. Sarri punterà ancora su Mertens nonostante la vena di Milik, mentre riflette davvero su Hamsik, pensando a Zielinski per provare a mettere fine al tabù Stadium, dove il Napoli in campionato ha sempre perso (sei volte, più un ko in coppa Italia).Scelte che devono fare i conti con la stanchezza. Perché Juventus e Napoli arrivano al galà tricolore, stancate da un testa a testa forsennato, che ha rischiato di mandarle fuori giri e ha presentato il conto nelle ultime settimane. Non c’è più molta benzina nel serbatoio, la spia della riserva inizia a lampeggiare a intermittenza. Ma la notte che l’Europa ci invidia non ammette stanchezza. Conteranno i nervi. Lo scudetto è una questione di pressione.