All’Economia arriva il professor Tria: vuole l’Iva al 25% per finanziare la flat tax

Milano – “Vi spiego la competizione truccata in Europa che favorisce la Germania”. Si intitolava così l’articolo apparso il 30 dicembre del 2016 sul sito Formiche.net a firma del professore Giovanni Tria.Il papabile ministro del Tesoro del governo pentaleghista dopo il niet di Sergio Mattarella alla candidatura di Paolo Savona. Di cui proprio in quell’articolo del 2016, il professor Tria tesseva le lodi. Qualche giorno prima, lo stesso Savona e Giorgio La Malfa avevano pubblicato sul Corriere della Sera un commento alle parole dell’economista tedesco Clemens Fuest che sosteneva l’ineluttabilità dell’uscita dell’Italia dall’euro. La Malfa e Savona sostanzialmente rispondevano che il governo italiano dovrebbe reagire sostenendo che è la Germania che dovrebbe uscire dall’euro perché il suo surplus della bilancia commerciale non è compatibile con il regime di cambi fissi che vige nell’eurozona, o perlomeno accettare un passaggio ad un regime di cambi fissi aggiustabili. Tesi condivisa anche dal “discepolo” Tria: “Forse è ora di abbandonare molti tabù che hanno impedito, come rilevano La Malfa e Savona, almeno di analizzare i problemi e prepararsi a soluzioni alternative”.Nato a Roma 70 anni si è laureato nel 1971 in Giurisprudenza alla Sapienza, parla inglese e francese, è preside della facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata oltre a essere stato presidente della Scuola Nazionale dell’amministrazione. Nel curriculum segnala fra le altre “skills” uno studio sul reinserimento urbano di Plaza del Cristo all’Havana e una consulenza alla fine degli anni Novanta per la Banca Mondiale sui programmi di cooperazione in Etiopia e Eritrea. Grande fan di Savona, ha condiviso le sue idee anche con Renato Brunetta: in un contributo co-firmato sul Sole 24 Ore a marzo 2017, Tria individua nel surplus dell’economia tedesca un fallimento nel processo di convergenza economica fra i vari Paesi dell’area euro. Di fallimenti dell’unione monetaria Tria e Brunetta ne elencano tre. E precisano che a questi “naturalmente si affiancano successi importanti, che tuttavia non annullano i primi”. Sul sito di Formiche, il professore pochi giorni fa ha però criticato il contratto Lega-M5S proprio per la sua vaghezza in termini di coperture perché “fino ad oggi non è emerso un accordo chiaro su quali siano i paletti di bilancio che si vorranno rispettare. Se le compatibilità di bilancio del programma dipenderanno da un improbabile mutamento delle regole europee (abbiamo già avuto un governo che è partito con il proposito di battere i pugni sul tavolo a Bruxelles) o se queste regole saranno forzate”. Se andrà a via XX settembre come aggiusterà il tiro? Tria si è dichiarato favorevole a far scattare le clausole di salvaguardia per finanziare la flat tax. Quindi aumento dell’Iva per abbassare le tasse. “Come ho sostenuto da oltre un decennio e non da solo, ritengo che in Italia si debba riequilibrare il peso relativo delle imposte dirette e di quelle indirette spostando gettito dalle prime alle seconde”, scriveva su Formiche.it.