A Paese il quartiere generale degli sciacalli


PAESE. Sciacalli tra le zone devastate del bellunese dove derubavano appartamenti e case isolate, ma anche furti nel Vittoriese. Colpi in serie e poi fughe a bordo di auto veloci fino al quartiere generale: una insospettabile villetta di Paese dove viveva quello che a detta degli investigatori era il capo della banda.
A mettere la manette ai tre ladri, tutti di origini albanesi, sono stati gli agenti della squadra mobile di Belluno in collaborazione con i carabinieri di Sedico. Tutto è nato a seguito delle tante segnalazioni di furti avvenuti nel bellunese, ai danni anche di famiglie vittime della disastrosa tempesta delle scorse settimane, e nel Vittoriese. Tutti che indicavano una Passat usata per la fuga. Di lì le indagini che hanno permesso di individuare una targa e identificare il veicolo, intercettato venerdì sera proprio di ritorno da un raid nel bellunese. In auto gli agenti della mobile hanno trovato oro, gioielli, playstation e altri oggetti di valore spariti dalle abitazioni derubate.
Di lì l’approfondimento d’indagine in collaborazione con la squadra mobile di Treviso e la procura trevigiana che ha autorizzato la perquisizione dell’abitazione di uno dei tre albanesi fermati, “insospettabile” se non fosse per qualche piccolo precedente del passato: Leka Taolant, trent’anni, imprenditore edile a capo di una ditta per la quale lavorano 10 operai, la Mediatec.
Secondo la polizia, che nel fermo di venerdì sera gli avrebbe trovato addosso vari contanti, Leka avrebbe fatto in più occasioni da basista mentre gli altri due effettuavano i colpi, ed avrebbe messo a disposizione dei complici auto e casa. Nella sua abitazione infatti gli agenti hanno rinvenuto circa settanta monili tra anelli, pezzi di gioielli, tanto altro materiale nascosto tra mobili e nei cassetti, in cantina come nel vano caldaia dell’abitazione di Castagnole di Paese; compresi attrezzi per rompere e sezionare i gioielli separando pietre preziose da metalli.
Di qui l’ennesimo sequestro e l’immediato arresto dei tre. Gli altri due albanesi sono entrambi senza fissa dimora, con alle spalle un decreto di espulsione e – da quanto dichiarato – molte notti all’addiaccio nella zona dell’Appiani. Adesso è caccia ai proprietari dei beni sequestrati, provento di colpi nel bellunese e nell’area nord della provincia di Treviso.